Pubblichiamo un breve saggio di Isabel de Maurissens dell’ANSAS (ex Indire) su un tema di grande interesse e con notevoli potenzialità di sviluppo nei prossimi anni: annotazioni ed ebook.
Social reading and social note: personalizzazione versus socializzazione nella didattica?
Oggi molti lettori di ebook consentono di inserire appunti a margine di un testo e di sottolinearlo, ma permettono anche di vedere le sottolineature e le annotazioni più popolari e condividerle su Facebook. Dalla personalizzazione alla socializzazione, si affaccia un nuovo modello di testo condiviso ma personalissimo che ricorda in parte le glosse del medioevo. Le glosse erano note a margine di un testo finalizzate alla sua comprensione. Vale la pena ricordare l’evoluzione della glossa, da semplice chiarimento letterario del codice Justiniano alle allegationes di fonti pro e contra dette anche similia e contraria. Ma le glosse interpretavano anche il testo, soprattutto i passaggi difficili (appellatio).Il lavoro di Irnerio, fondatore della scuola bolognese, culminò nella glossa ordinaria o Magna Glossa di Accursio nel XII secolo. Accursio riorganizzò, riordinò e interpretò le 96.260 glosse (Seckel) del Corpus Iuris civilis dandone un interpretazione consolidata. La glossa (detta ordinaria) ebbe così tanto successo per lo studio del diritto giustiniano, che divenne materia di insegnamento a sé stante all’università ed ebbe valore di legge. E’ interessante constatare che diventò un vero e proprio genere letterario. Le potenzialità didattiche degli ebook sono notevoli e varrebbe la pena seguirne l’evoluzione. Alcune funzionalità come la possibilità di annotare il testo, sottolinearlo, inviare quesiti e chiarimenti ad un altro lettore, condividere le note, riscriverle, fanno intravedere un revival e una nuova organizzazione delle note ai margini dei testi.
Intermediari tra testo e coscienza sociale
Irnerio diventò un vero e proprio intermediario tra testo e coscienza sociale. Le glosse, le annotazioni sono sempre state presenti nella storia. Nel XVIII secolo ritroviamo le marginalia. Qual è il valore delle marginalia che Voltaire scrisse ai margini dei testi in prigione? Voltaire possedeva un immensa biblioteca (6.000 libri), quasi tutti contengono annotazioni, segni, che sono ancora oggi oggetto di studio. Le sue marginalia sono state distinte in due categorie: le “note mute” segnalibri – Voltaire utilizzava di tutto anche delle carte da gioco, dei pezzettini di carta che incollava nel testo all’inizio e alla fine del paragrafo, per segnarlo visivamente – e le note “scritte” che non aveva per nulla il valore dei termini “controllati” di un thesaurus, infatti Voltaire utilizzava molti sinonimi a secondo del caso. I libri per Voltaire erano “né un lusso, né un oggetto di vanità o di ostentazione, ma strumenti”. Sicuramente, Voltaire leggeva con la penna in mano visti i numerosissimi segni nei suoi libri.
A scuola e all’università gli appunti sono materia corrente, gli editori lo sanno bene visto il margine cospicuo lasciato a lato. Non mi sembra che l’argomento sia oggetto di studio metodico quando invece esistono veri e propri metodi come ad esempio il metodo Cornell per prendere appunti. Credo che nel prossimo futuro si svilupperanno nuovi metodi specificatamente pensati per i moderni device di lettura.
Per quando riguarda più in particolare la didattica e l’apprendimento, le teorie di Lev Vygotsky sulla “zona di sviluppo prossimale” potrebbero essere applicate alle annotazioni. Le note sono come estensioni e interiorizzazioni, personalizzazioni di un sapere codificato (il testo) e quindi si potrebbero situare nella zone di sviluppo prossimale descritta da Vygotsky. La sua visione sull’apprendimento è tesa continuamente al futuro, in quella zona in continuo divenire. Il concetto è stato ulteriormente sviluppato da Brown, Campione, (1994) in zona di sviluppo prossimale multiple intesa come interazione non solo con le persone (adulti o pari), ma anche con gli strumenti (strumenti multimediali in genere). Le annotazioni del testo sono chiavi interpretative di un sapere generico, di un solo punto di vista che si confronta con altri punti di vista.
Un esempio a tale proposito è Bookliners, che permette vere e proprie “conversazioni attraverso le note”, una prima sperimentazione personale con la lettura di ”Mini[marketing]” di Gianluca Diegoli fornisce l’indicazione che ancora manca una community sufficientemente ampia.
Un altro software è Inkling per l’iPad che per l’ambito scolastico sta rimodellando il nostro modo di apprendere. Come dice la campagna di lancio: hai un amico di cui ti fidi? Vuoi vedere i ragionamenti che fa il tuo professore? Leggi le loro note. (A tale proposito l’ANSAS ha ospitato recentemente Donald Norman per la presentazione del suo nuovo libro (Vivere con la complessità, 2011) ci ha sorpreso tutti con le sue idee sul copiare a scuola, secondo lui, è positivo e non è un atteggiamento da condannare.La social annotation
Per le apps, gli aggiornamenti sono essenziali, senza di essi, le apps invecchierebbero subito. Non solo il gioco “sano” della concorrenza permette di avere sul mercato sempre l’app migliore, ma riesce ad approcciare l’argomento in modo più efficace. La valutazione segue le leggi del mercato. Nell’ambito scolastico la concorrenza finora è stata solo in mano agli editori, ma in questo momento stanno nascendo vari progetti (il “Book in Progress” guidato dall’ITIS Majorana di Brindisi, la sperimentazione con iPad del liceo Lussana di Bergamo, …) che stanno mettendo seriamente in discussione il modello del “prêt à porter” dei materiali didattici. I materiali sono spesso ingessati e riflettono un unico punto di vista, un’unica interpretazione della realtà.
La personal-socializzazione ci porterà probabilmente a materiali migliori perché continuamente aggiornati, testati, valutati dalle “comunità” classi.doc (classi e docenti).
Ma non solo, hanno ovviamente anche un valore storico: ad esempio le annotazioni di Tony Blair di un libro di Winston Churchill. Le annotazioni possono essere “guide” come nel caso di Harry Potter (J. Rowling), che sarà l’unico a realizzare una pozione magica alla lezione di pozione di Horace Lumacorno perché possiede, suo malgrado, l’unica copia del manuale di “pozioni avanzate” il cosidetto “ Libro del Principe mezzosangue” annotata da Severus Piton con indicazioni specifiche e pozioni inventate e sperimentate da lui stesso. Gli altri, con in mano il testo nuovo e vergine, non riescono.Lo specificare, l’annotare, l’interpretare non è altro che personalizzare, fare proprio un sapere generico che va confrontato con la community. Kindle permette in modo automatico di visualizzare le annotazioni e sottolineature proprie e altrui anche su più device, cioè tiene memoria dei propri e altrui commenti . Il confronto tra le proprie note e quelle più popolari ci dà la “misura” della nostra interpretazione del testo. Le note più popolari assumeranno il ruolo che le glosse di Irnerio hanno avuto in passato (in misura molto minore s’intende… ma il senso è quello) di interprete e mediatore della coscienza sociale di un sapere sempre aggiornato che faccia da legante tra passato e presente.
i.demaurissens@indire.it






