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di Luca Alagna

Il mondo del giornalismo, grazie al suo dinamismo, è un ottimo punto di osservazione per valutare i cambiamenti nell’editoria in generale.
Sono molti gli elementi del sistema che stanno subendo mutamenti, dal tipo di supporto ai modelli di business, mi vorrei concentrare, però, su quello più vicino ai contenuti: la redazione e i suoi possibili nuovi modelli.
I fondamentali della professione giornalistica hanno sempre sostenuto uno schema classico, ideale per affrontare la modalità tradizionale di formazione e distribuzione della notizia.
La “piramide alimentare dell’informazione” vedeva al vertice l’articolo stampato (o il servizio trasmesso) e alla base la raccolta dei dati grezzi, passando per la verifica, i collegamenti ecc. tutti in uno stesso ambiente.
La redazione come “cucina” è il modo ideale di affrontare questa situazione stabile, bilanciando libertà d’azione e una linea editoriale coerente.
Accentrare e controllare era conveniente, e alimentava correttamente la necessaria autorevolezza di una fonte d’informazione: se l’ha scritto il giornale, mi fido.
Quando, in un mondo più interdipendente, i campi di interesse si sono ampliati, i livelli alla base della piramide sono stati affidati sempre più alla specializzazione esterna: le agenzie di stampa e i loro circuiti.
Pur non intaccando l’impostazione, questo ha introdotto dei nuovi margini d’errore e dei nuovi standard di qualità: le notizie rischiano di assomigliarsi, di perdere personalità, un errore nelle fonti e molti rischiano di sbagliare.
Per compensare, la quantità di opinioni cresce rispetto a quella dei fatti.
In questa situazione arriva un nuovo predatore: il digitale. (altro…)

Pubblicato il 26-11-2010 | Tags: , , | permalink | 1 commento

di Luca Alagna

Questo post è stato pubblicato nel novembre 2009 col titolo i fatti raccontati attraverso i social media e il nuovo giornalismo.
Mi sembrava interessante riproporlo qui per introdurre il discorso su editoria e giornalismo poichè è stato scritto al termine di mesi dirompenti per questa professione, segnando probabilmente un punto di non ritorno.
Oggi abbiamo ancora più informazioni su questo processo e dati che ci confermano, nonostante i timori iniziali, quanto velocemente si stia percorrendo la strada dell’innovazione.


Lo scrivo subito così ci togliamo il pensiero, il giornalismo non morirà, e le novità che stanno emergendo in questi anni non si contrappongono frontalmente a questa bellissima professione.
Ci troviamo, invece, di fronte a notevoli opportunità di espandere il raggio d’azione del giornalismo stesso senza perdere il contatto con la realtà.
Insomma non è un cambiamento che dovrebbe spaventare, nonostante metta in discussione le regole e le gerarchie che si sono stratificate fino ad oggi.
Al contrario, probabilmente si tratta di un ritorno all’essenza del giornalismo.


Vorrei partire da un esempio pratico.
Lo scorso giugno è accaduto in Iran qualcosa di dirompente.
E non mi riferisco al forte dissenso che ha mostrato crepe  in una rigida repubblica islamica bensì al fatto che la gente che protestava in piazza, in maggior parte giovani e abituati a usare i cellulari e internet, ha utilizzato i social media (la nuova frontiera del web fatta di blog, Twitter, Facebook, Youtube e molto altro), per uscire dalla censura e portare notizie al resto del mondo, in cerca di aiuto.
Stavo raccogliendo su internet informazioni sulla situazione post elettorale iraniana per farne un articolo e mi sono trovato di fronte prima alle avvisaglie e poi a un susseguirsi infinito di eventi imprevedibili. (altro…)

Pubblicato il 24-11-2010 | Tags: , , , | permalink | Lascia un commento