Ciascuno di noi ha un talento indiscusso e non rivendibile: il mio è che so leggere. Ho un talento preciso per perdermi in una storia, per godermi un romanzo, per prenderne il ritmo, il pensiero, l’atmosfera, il linguaggio e la voce. Leggo veloce, leggo profondo, leggo di tutto e non posso stare senza. Non credo di aver mai passato un giorno senza un romanzo in corso, non da quando ho iniziato: il mio umore dipende dal libro in corso, se è lento sono pensosa e riflessiva, se è serrato sono agile e efficiente, se è inusuale cambio espressione e modo di muovermi e di guardare. Se non mi piace sono nervosa finché non decido di mollarlo, cosa che però faccio: è un mio diritto, diceva qualcuno più in gamba di me.

Ritengo insomma di essere La Lettrice e in quanto tale di avere i titoli per poter esprimere una serie di imperiosi desideri agli editori.

Sono desideri, non ordini, ma diciamocelo: scrittori ed editori, senza quelli come me, non sarebbero nessuno.


Foto di @wallstalking.org, distribuita con licenza Creative Commons

Tre desideri: il risveglio dell’editore
L’editore sembra un po’ come Biancaneve che aspetta il bacio del Principe o che qualcuno gli dica di svegliarsi che è tutto solo un brutto sogno. Che lo sia o no (brutto, sogno) è arrivato il momento di accelerare, perché in rappresentanza dei lettori questa autonominatasi Lettrice vuole:
tutti i libri in digitale (tutti) e in un’edizione curata, non sciatta e piena di errori, a un prezzo decente, che non vuol dire per forza basso, ma spesso sì; se fisicamente possibile vorrei comprare insieme al libro tutte le versioni, gli appunti, le riscritture; vorrei poter scegliere tra più traduzioni, vorrei poter commissionare una traduzione e cercare in rete i fondi per finanziarla e che gli editori mi aiutino a farlo.
- poter annotare, sottolineare, commentare e poter vedere (se e quando voglio) annotazioni, sottolineature e commenti degli altri. Li voglio poter organizzare come piace a me, non come piace a voi: voglio raggruppare nello stesso posto gli amici, i lettori affini, le persone interessanti, non i libri dello stesso editore, collana, rivenditore o qualunque altro strampalato criterio che niente ha a che fare con il modo in cui leggo.
godermi l’esperienza di acquisto di un libro digitale come mi godo un giro in libreria; vorrei poter andare in libreria a chiacchierare di libri con chi li vende e con chi li legge e tornare a casa e trovare in mail i primi capitoli di romanzi che potrebbero piacermi, vorrei poter comprare un libro di carta e la sua versione digitale insieme senza doverli pagare due volte, vorrei un Bar del Libro e storie ovunque, storie sparse in Rete che compro solo quando mi hanno conquistato, senza dover giudicare dalla copertina. Storie che pago e compro perché voglio, non perché devo.

Delle mie speranze, o della morte dell’autore, parliamo la prossima volta: vi anticipo che è un fattaccio avvenuto a metà del secolo scorso, che Internet non c’entra niente e che nessuno scrittore subirà violenza fisica durante questa settimana.

[questo post è stato pubblicato su Vanity Blog il 24 Gennaio 2011]

Pubblicato il 25-01-2011 | Tags: , , , , , | permalink