Cinquecento anni fa Erasmo da Rotterdam viveva a Venezia. Scrittore famoso, conosciuto in tutta Europa e conteso da monarchi e università, quest’uomo è stato senza dubbio il primo autore di best-seller della storia.

Prima di dedicarsi alle dispute di carattere religioso, genere letterario molto praticato in quell’epoca di riforme protestanti, Erasmo si entusiasmava per le riscoperte quattrocentesche dei classici greci e latini: abbiamo un curioso e erudito intellettuale del nord che viene a conoscenza dei nuovi approcci culturali e filosofici fioriti nel Rinascimento italiano del Quattrocento, delle nuove e raffinate discipline filologiche e delle suggestioni al pensiero offerte dai ritrovati testi platonici circolanti in Italia dopo la caduta di Costantinopoli.

Una figura per molti aspetti di “traghettatore culturale” per la sua opera elegante di riproposizione della cultura classica attraverso i nuovi supporti della conoscenza ovvero i libri scritti a stampa di prodigiosa e rapida diffusione, proprio come noi oggi cerchiamo in uno sforzo collettivo di portare dentro la Cultura digitale tutte le biblioteche e le idee e i testi nati in epoche in cui mouse era soltanto il termine inglese per dire topo, e lo schermo era qualcosa che ci difendeva.

Erasmo laikava molto i classici e sharava moltissimo: appunto per comprendere bene questa nuova arte della tipografia quando arriva finalmente in Italia corre presso Aldo Manuzio, a Venezia, per vedere come funzionano concretamente le prime stamperie. Ci rimane qualche anno a Venezia, tra il 1506 e il 1510, e senza dubbio quei giorni saranno stati pieni di rumore e piombo fuso e presse meccaniche e pasta di cellulosa, le sue mani si saranno affaticate e sporcate nel maneggiare legno e carta e inchiostri, perché quella che bisognava capire era proprio la tecnologia del libro, la sua progettazione e realizzazione pratica.

Anche di Umberto Eco, per arrivare ai tempi nostri, può essere raccontata una storia simile. Lo studioso di semiotica e romanziere, noto bibliofilo, nel suo indagare e interrogare i testi prodotti dalle culture umane non poteva restare certo indifferente a quanto stava succedendo fin dagli anni Settanta con la diffusione di personal computer, su cui potevano essere adoperati programmi di videoscrittura. Si trattava in fin dei conti di ragionare di linguaggi, benché formalizzati e non naturali, per la programmazione informatica, e della necessità di provvedere strumenti ottimizzati per la ricerca, per l’indicizzazione della Conoscenza, osservando la pratica stessa e le conseguenze concrete dello scrivere e produrre testi in formato ora elettronico, immateriale: questioni di dizionari e enciclopedie, gerarchie semantiche, catalogazioni, problematiche di archiviazione documentale, ma anche considerazioni sullo stile di scrittura moderno, sulle modificazioni del processo creativo autoriale, sui nuovi Luoghi del Sapere in cui questi testi avrebbero abitato una volta resi indifferenti ai mattoni e agli scaffali delle biblioteche.

Siamo dentro quegli ecosistemi della Conoscenza che oggi percepiamo come reti connesse di supporti e informazioni e relazioni interumane, nella socialità della conversazione in Rete che rende visibile in tempo reale il testo che autopoieticamente produciamo e dotiamo di senso in quanto collettività partecipante.

Sono le biblioteche di Borges davanti ai nostri occhi, è la fuga dei rimandi intertestuali, dove i libri parlano di altri libri, da sempre; e lo sguardo giunge a scorgere l’insieme delle narrazioni umane, il discorso che facciamo e la storia che raccontiamo di noi stessi a noi stessi, da sempre.

Eco si sarebbe dedicato parecchi anni allo studio delle nuove possibilità permesse dalle nuove tecnologie informatiche e telematiche, a cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80, intravedendo le prime avvisaglie dei cambiamenti profondi che lo scrivere e il pubblicare avrebbero dovuto subire di lì a poco, tanto dal punto di vista della produzione personale di ognuno di noi – il copia e incolla è una tecnologia abilitante – quanto da quello dei nuovi modi di concepire modernamente lo Scibile, quando il testo diventa operativamente un ipertesto, o una Encyclomedia.

Ma proprio come Erasmo, Eco ha sentito la necessità di approfondire le implicazioni tecniche dei nuovi supporti dell’informazione, là l’invenzione della stampa, qui la rivoluzione digitale. E non credo questo debba stupirci, non più di quanto ci stupisce un romanziere o un intellettuale che è anche bibliofilo, e si occupa dei supporti della Conoscenza. Non vi è contraddizione.

I cambiamenti attuali delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione inducono modificazioni nel ruolo e nella figura dell’Autore tanto quanto in quella del Lettore, nei modelli economici e produttivi con cui pensiamo all’industria culturale, nelle pratiche concrete con cui fino a oggi si è creata o fruita un’opera letteraria, nella progettazione e nella ricezione di testi non più necessariamente lineari (a parte certe sperimentazioni avanguardistiche del passato), né limitati nei codici espressivi utilizzabili, grazie alla multimedialità, né costretti a abitare in modo piuttosto stanziale dentro i libri e le biblioteche, ma anzi fluidamente circolanti, nomadi, nelle reti sociali connesse.

Sono tutti punti di vista diversi, da cui guardare il testo e la sua modernità.

Domani nasceranno sicuramente delle opere innovative, diamoci il tempo generazionale di assimilare le novità e ideare nativamente storie narrate nei nuovi linguaggi; saranno opere che sfruttando una potenzialità tecnica magari a noi oggi ancora invisibile o indifferente sapranno illuminare nuove sfaccettature di un ragionamento, sapranno coinvolgere il fruitore in modi mai visti, contribuiranno a diffondere ampiamente i saperi e le opinioni, migliorando come l’invenzione della stampa la qualità stessa del nostro vivere, in quanto motore di civiltà.

Di tutti i possibili approcci al mondo delle opere digitali, per comprendere forse meglio tutto ciò che avviene prima della pubblicazione di un libro e anche dopo, nei modi nuovi della sua distribuzione e del suo abitare la Cultura di una data collettività, sulla scorta di Erasmo e di Eco credo che la frequentazione con i nuovi supporti della Conoscenza, ebook e ebook reader, debba anche riguardare l’acquisizione di alcune competenze tecnologiche sul loro funzionamento concreto, sul ciclo di produzione dell’informazione e dell’opinione, dalla progettazione alla distribuzione.

Abbiamo a che fare con degli oggetti e dei concetti mai incontrati dall’umanità, contenitori e contenuti di forme differenti dalle solite a cui siamo abituati, che vanno ben guardati ascoltati e soppesati, magari annusati e gustati senza che in noi vecchie abitudini ormai inadeguate ci facciano ricondurre tutto a classificazioni e giudizi maturati in epoche in cui questi oggetti culturali non esistevano.

Chiamiamoli libri, non serve cambiare parola, ma ci accorgeremo presto di dover aggiornare il significato del termine per render conto delle nuove potenzialità. Sono nuove sensazioni queste, e forse dovremmo ripartire dall’estesìa prima di riformulare estetiche su qualcosa che non conosciamo, maturare nuove sensibilità.

Come al solito, è meglio se nel frattempo facciamo esperienza: per gli ebook siano benvenute le sperimentazioni le più originali, i ragionamenti arditi o visionari, le pratiche innovative dentro e fuori il libro. Tutto ciò che ci permette di moltiplicare il nostro punto di vista, di potenziare e raffinare la lettura e la scrittura del mondo, di scoprire attraverso quali strumenti noi stessi in modo condiviso stiamo costruendo il nostro pensare e il nostro conoscere, per il domani.

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Pubblicato il 09-11-2010 | Tags: | permalink