Ospite di visioni tascabili questa settimana è Davide Tarasconi, product designer presso CommonSense e appassionato di progettazione/sviluppo prodotti, servizi ed applicazioni web, in particolare mobili]


foto di @jared, distribuita con licenza CC[Foto di @jared, distribuita con licenza Creative Commons]

C’è fermento nel mondo dell’editoria digitale. In alcuni casi è il tipo di fermento sbagliato.

Recentemente sia Telecom che IBS hanno lanciato due iniziative simili, ovvero legate un proprio dispositivo di lettura eBook ad uno store proprietario.

La mia prima osservazione è: “fuori tempo massimo”. Non solo: si rischiano di ricreare dinamiche artificiali, poco innovative, e di rallentare così l’intero mercato.

Mi pare un tentativo goffo di voler mettere dei paletti, di costruire walled garden in un mercato che deve ancora capire quali sono le proprie merci, i propri intermediari e la propria moneta di scambio.

xBook. La “x” sta ad indicare l’incertezza circa l’oggetto di cui stiamo parlando, di cui vogliamo definire formati, canali di distribuzione, processi editoriali e mercati.

L’xBook è solo una trasposizione digitale di un mercato editoriale che vuole innovare, ma a piccoli passi, riproponendo dinamiche già viste e in alcuni casi palesemente poco efficaci?

Oppure l’xBook è qualcosa che va oltre il libro statico, diventa applicazione e forse anche piattaforma collaborativa di lettura/scrittura?

Come Giorgio Jannis e Massimo Colasurdo hanno già scritto, se l’editoria digitale vuole puntare su una svolta meno conservativa di quelle che stiamo osservando, è necessario integrare competenze, soprattutto nel campo dello sviluppo software, che finora erano state lontane o comunque relegate alla periferia del mondo editoriale.

La “x” può anche significare “experience”, l’esperienza di fruizione attiva e passiva del libro, sia da parte dei lettori, che degli autori e del team editoriale di supporto – il libro è da sempre un oggetto tecnologico, anche se spesso si tende ad ignorare questo aspetto.

La “x” in molte discipline, a partire dall’interaction design (in gergo: IxD), sta ad indicare l’interazione: il “nostro” xBook può diventare diventa luogo di interazione fra scrittori, lettori, storie e personaggi.

La strada più semplice, come stiamo vedendo anche in Italia, è quella di proporre al mercato un formato standardizzato, una distribuzione artificialmente limitata e qualcosa di quanto più simile ad un prodotto finito e chiuso.

Tutto questo mentre le tecnologie di cui disponiamo permettono con facilità di creare esperienze di lettura/scrittura pervasive, distribuite e interattive, che trascendono le limitazioni che relegano il libro a status di oggetto inanimato – o, addirittura, falsamente “non tecnologico”.

La sfida del futuro prossimo non è quella di creare prodotti, ma piattaforme e servizi, dove storicamente risiede il valore nel medio-lungo termine: non solo autori ed editori devono dotarsi di piattaforme che li aiutino a supportare le loro attività, ma il libro stesso deve trasformarsi e diventare – per usare un termine derivato dal gergo caro ai tecnologi - Book As A Platform.

Pubblicato il 20-12-2010 | Tags: , , , | permalink

Una risposta a [visioni tascabili] Lo chiameremo xBook

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